Il vescovo Schneider e la crisi delle Chiese evangeliche dopo il voto AfD
Roma (NEV), 1 ottobre 2026 – In Sassonia-Anhalt un evangelico su tre ha votato per Alternativa per la Germania (AfD). In Meclemburgo-Pomerania anteriore, due settimane più tardi, il quadro non è stato molto diverso. Da qui parte l’intervista che Johann Schneider, vescovo regionale della Chiesa evangelica della Germania centrale (EKM), ha rilasciato al portale evangelisch.de. A raccoglierla è Dariusz Bruncz. Il titolo riprende una domanda che, secondo il vescovo, nella regione è la regola: “Sei normale o sei cristiano?”.
Il 6 settembre l’AfD ha preso in Sassonia-Anhalt il 43,8% dei voti e 39 seggi su 83. Il 20 settembre, in Meclemburgo-Pomerania anteriore, si è fermata al 38,2%: prima forza per la prima volta nel Land, davanti alla SPD di Manuela Schwesig (35,5%). La CDU è rimasta fuori dal parlamento regionale. Nel suo programma per la Sassonia-Anhalt l’AfD sosteneva che le grandi Chiese danneggiano la fede.
Una crisi di credibilità
Schneider respinge l’accusa. La definisce un rovesciamento dei fatti. È una posizione anticlericale nata a sinistra, spiega, e oggi passata alla destra radicale, che pesca idee in alcuni ambienti evangelicali e neocattolici. Chi si proclama l’unico custode del cristianesimo autentico, aggiunge, ragiona come una setta. Poi un’ammissione: la Chiesa a volte ha offerto argomenti agli avversari. L’esempio è il limite di 130 chilometri orari in autostrada, presentato come principio etico protestante.
La perdita di credibilità, racconta il vescovo, era già emersa l’anno scorso nella Conferenza episcopale. I membri di chiesa sono in maggioranza over 60. Le prese di posizione dei vertici e la vita delle comunità locali viaggiano spesso su binari separati. La direzione ecclesiastica si è schierata con decisione contro l’AfD e viene accusata di stare con il centro-sinistra, con SPD e Verdi più che con la CDU. I numeri, per Schneider, parlano chiaro: a molti evangelici importa poco quello che dicono pastori e vescovi.
Una Chiesa stanca
La Chiesa evangelica nella Germania orientale è, nelle sue parole, una Chiesa stanca. Ha poche forze sul territorio e diminuisce ogni anno. In proporzione ha più edifici e meno fedeli di qualsiasi altra in Germania, forse in Europa. Alcuni pastori seguono fino a 25 comunità. Quando vanno in pensione, al loro posto non arriva nessuno.
Schneider parla anche di un deficit spirituale, e include sé stesso. La Chiesa si è fatta molto mondana. I temi che porta nel dibattito pubblico sono secolari, le domande centrali della fede restano indietro. Culti e predicazione, dice, sono diventati eccessivamente razionali.
Comunità per esclusione
L’AfD è riuscita dove partiti e Chiese hanno fallito: creare un senso di comunità. Il vescovo lo spiega così. Anche le parrocchie hanno un loro “noi”, ma è inclusivo, misto per età, genere e visione del mondo. Il “noi” dell’AfD si definisce invece contro gli altri e si attribuisce una superiorità morale. Una comunità costruita sull’esclusione, per Schneider, va chiamata diabolica.
C’è poi un divario di rappresentanza. Pastori, pastore e musicisti di chiesa vivono quasi tutti in città. I più giovani non vogliono trasferirsi nei villaggi. Schneider cita il Mansfelder Land: in diversi paesi l’AfD ha raccolto circa il 60% dei voti, il pastore non c’è più e il culto si celebra due o tre volte l’anno.
Il vescovo si definisce un moderato. È nato in Transilvania, fra i sassoni di Romania, e guardava con scetticismo a come le Chiese si sono impegnate durante le campagne elettorali. Non per i contenuti. Slogan come “Cuore, non odio” o “La nostra croce non ha uncini” suonavano, a suo giudizio, come un’accusa di nazismo rivolta a tutti i simpatizzanti dell’AfD. Molti elettori cercano comunità e prendono sul serio l’identità nazionale, che in Germania resta un tabù. La sua proposta: un’identità tedesca sempre inclusiva, mai esclusiva. Come in Transilvania, dove sei popoli e molte confessioni convivono da secoli.
Apateisti, non atei
Gran parte degli abitanti della Sassonia-Anhalt, sostiene Schneider, non è atea ma “apateista”: la religione non la riguarda. È un’eredità della DDR. Entrare in una chiesa, per loro, equivale a entrare in una Sala del Regno dei Testimoni di Geova. Non ci pensano nemmeno. L’8% della popolazione dichiara fiducia nella Chiesa, il 92% no. Non per ostilità: per mancanza di conoscenza.

foto: wikicommons
Qualcosa funziona. A Halle e in altre città le Chiese evangelica e cattolica organizzano feste di benedizione per gli adolescenti, alternative alla Jugendweihe, il rito laico di passaggio dell’epoca socialista. Sei incontri, poi una celebrazione in una grande chiesa con genitori e parenti. Per quasi tutti è il primo contatto con uno spazio sacro. Ma resta un pregiudizio: ciò che la Chiesa offre gratis vale poco. I funerali li tengono in gran parte oratori laici, a pagamento. Il vescovo racconta di vicini che considerano la Chiesa un ripiego per chi non può permettersi 300 euro.
Più Cristo, meno agenzia di servizi
Ritirarsi nelle chiese a pregare, però, non è la risposta. Schneider chiede di rimettere al centro le domande della fede senza dimenticare quelle quotidiane. La Chiesa non è un’agenzia per i problemi di ogni giorno. Servono più cristocentrismo e un legame più stretto con la confessione di fede, che il vescovo considera il cuore della Riforma. Ne discende che il vicino è un fratello e il musulmano non è un nemico ma un concittadino. E uno sguardo rivolto a chi non ha voce.
Al censimento del 2022 si dichiarava evangelico il 10,8% degli abitanti della Sassonia-Anhalt.
Fonti:
evangelisch.de – «Bist du normal oder bist du christlich?»
bpb – Landtagswahl in Mecklenburg-Vorpommern 2026
bpb – Landtagswahl in Sachsen-Anhalt 2026
Leggi anche su NEV: “Le paure vanno prese sul serio”: i luterani in Italia dopo il voto in Sassonia-Anhalt (8 settembre 2026)
Georgia Betz
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