“Chiacchiere a distanza”, un nuovo progetto della Diaconia valdese

L'iniziativa resa possibile grazie ad alcune volontarie del Servizio Civile Universale della Diaconia Valdese che hanno, in questo modo, riorientato il loro impegno in un servizio a distanza ma sempre a contatto con le persone

foto di Gautam Krishnan, unsplash

Roma (NEV), 28 aprile 2020 – Grazie alla collaborazione tra la Diaconia Valdese (CSD) e la Caritas diocesana di Pinerolo, è nato il progetto “Chiacchiere a distanza; il telefono che ci tiene uniti”, dedicato al territorio del pinerolese e delle valli valdesi, aperto a chiunque senta il bisogno o la necessità di uno spazio anonimo di ascolto e dialogo. L’iniziativa è frutto della disponibilità di alcune volontarie del Servizio Civile Universale della Diaconia Valdese che hanno, in questo modo, riorientato il loro impegno in un servizio a distanza ma sempre a contatto con le persone. Formate appositamente per incontrare l’altro e l’altra a distanza, verranno seguite costantemente nel loro servizio dagli operatori di Caritas e Diaconia Valdese.

Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18. Per contattarlo si possono chiamare i numeri: 3517745148 al mattino e 3517481679 al pomeriggio.

“Nell’emergenza Covid-19 molte e molti di noi si sono trovati isolati – spiega Stefano Bertuzzi, operatore della Diaconia Valdese CSD – Ufficio Volontariato -, costretti a rimanere separati non solo dagli affetti ma anche dalle piccole relazioni quotidiane che ogni giorno intrecciamo con amici, vicini, colleghi di lavoro, compagni di studio e in genere con tutte le persone che incontriamo quotidianamente nelle nostre vite un tempo piene di relazioni, oggi costrette in mura spesso troppo strette.

C’è chi poi si sta trovando in condizioni di ancora maggiore solitudine: persone poco avvezze ai “meet”, agli “zoom”, agli “house party” e in generale a tutte le soluzioni tecnologiche adottate da molti giovani ma non solo; impossibilitate a uscire perché ritenute a rischio o semplicemente perché preoccupate di ammalarsi; messe a dura prova da ristrettezze socio-economiche forse già presenti ma aggravatesi in questa difficile fase.

Dalla evidente necessità di conservare il senso di comunità e vicinanza che ci tiene uniti è sorta quindi l’idea di cercare queste persone e farsi cercare da loro, offrendo vicinanza, amicizia e contatto umano, seppur con una formula che fosse possibile svolgere a distanza. Questo telefono – conclude Bertuzzi – non ha infatti la pretesa di rispondere a esigenze materiali né quella di risolvere problematiche specifiche: fortunatamente altri servizi stanno operando proficuamente in tal senso. Ma siccome la relazione è più che la semplice risposta a una domanda, con questo telefono ci sarà la possibilità di ascoltare e di farsi ascoltare, di fare “quattro chiacchiere” e sentirsi ancora parte di una società inclusiva e aperta”.