Roma (NEV), 10 settembre 2026 – In Zimbabwe vivono circa 17 milioni di abitanti e l’età mediana è di circa 18 anni. La povertà e l’alto tasso di disoccupazione convivono con alcuni segnali di stabilizzazione dell’economia, fra cui una diminuzione, seppur lenta, dell’inflazione, e con un forte movimento di rientro dal Sudafrica alimentato anche dalle tensioni xenofobe. Elena Moretti su La Voce ne parla come di “uno dei più importanti movimenti di ritorno registrati negli ultimi anni nell’Africa australe”.
Educazione: quali investimenti?
La crisi del sistema scolastico, con insegnanti sottopagati, è denunciata da Education International, organismo internazionale del settore dell’istruzione che rappresenta 375 organizzazioni, oltre 33 milioni di lavoratori dell’educazione in 180 paesi e territori. “Anni di erosione salariale, restrizioni sulla contrattazione collettiva e persistente sottoinvestimento”, denuncia Education International, con scuole che continuano ad affrontare significative sfide.
Risorse minerarie, fra rischi e opportunità
Parallelamente, sono iniziate in Zimbabwe le operazioni minerarie – secondo quanto dichiarato dalla società, la prima azienda indiana a produrre litio da asset minerari esteri – di Lohum, proprio in Zimbabwe, dove si vorrebbero sviluppare capacità di lavorazione. Un ulteriore esempio del “crescente legame tra le risorse minerarie africane e la corsa globale a garantire le materie prime necessarie per la transizione energetica, soprattutto mentre la domanda di litio continua ad aumentare”, si legge su Africa Business insider.
Carbon credits: dai casi controversi all’Autorità nazionale di controllo
In Italia ultimamente si è parlato molto di Zimbabwe in merito al caso Ranucci-Lavitola. Il “caso Zimbabwe” rientra nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sull’attentato dinamitardo ai danni di Sigfrido Ranucci, storico volto della trasmissione televisiva Report, per il quale Valter Lavitola ha confessato di essere il mandante, sostenendo di aver agito per aumentare la protezione di Ranucci, versione al vaglio degli inquirenti. A far esplodere il caso è stata la scoperta di due articoli contenenti un’intervista a Ranucci, pubblicati sul quotidiano dello Zimbabwe “The Standard” e successivamente rimossi dal web, nella quale si faceva riferimento a una presunta indagine di Report sulla corruzione nel paese e sul mercato dei crediti di carbonio. Alcune testate parlano di presunti interessi specifici di Lavitola legati proprio ai carbon credits.
Al netto delle notizie italiane su questo tema, lo Zimbabwe ha inaugurato il primo registro nazionale dei crediti di carbonio “completamente interoperabile e basato su blockchain”. Fra contraddizioni e casi controversi, vedi quello scoppiato proprio un anno fa legato al Progetto Kariba e ai crediti definiti “spazzatura” (crediti di carbonio emessi in eccesso), lo Zimbabwe ha fatto da apripista globale. Lo Zimbabwe ha scelto infatti di superare il precedente modello, sottoponendo il mercato dei crediti di carbonio a un sistema nazionale di regolazione e controllo, in nome della trasparenza, e istituendo una specifica Autorità nazionale garante, la ZiCMA.
Ma c’è anche un altro volto dello Zimbabwe.
“Lo Zimbabwe è un grande paese, non solo per la ricchezza naturale (vedi le Cascate Vittoria), o spirituale e teologica, ma anche storica (vedi le mura del Grande Zimbabwe), ma anche per la capacità di innovazione ecologica e tecnologica che trova espressione nell’architettura. Ad Harare, per esempio, c’è l’Eastgate Centre che utilizza la circolazione dell’aria e le proprietà termiche dell’edificio per ridurre il ricorso alla climatizzazione tradizionale. Inaugurato nel 1996, l’Eastgate Centre comprende due blocchi di nove piani, con 26.000 metri quadri di uffici e 5.600 metri quadri di negozi, che grazie a una ventilazione ispirata ai termitai, integrata da ventilatori e dalla capacità della struttura di accumulare e rilasciare calore, utilizza secondo Arup il 90% in meno di energia necessaria a riscaldare e rinfrescare gli ambienti rispetto ai nostri sistemi convenzionali”.
A scriverlo è Antonella Scuderi, pastora della chiesa battista di Milano-via Pinamonte e referente per i progetti e la partnership con le Chiese Battiste dello Zimbabwe (BCZ) dell’UCEBI (Unione cristiana evangelica battista d’Italia). Sul sito UCEBI, Scuderi porta un aggiornamento sul cammino accanto alle comunità battiste dello Zimbabwe, tra solidarietà, responsabilità e nuove possibilità di futuro.
“Un terreno fertile non basta a garantire il pane”
“[…] Lo Zimbabwe possiede importanti risorse naturali e minerarie. Ma la sua più grande ricchezza è custodita nel suo patrimonio umano e spirituale” scrive la pastora Scuderi. E aggiunge: “Per le nostre chiese, cooperare significa riconoscere il valore dei nostri interlocutori dai quali abbiamo molto da imparare. La fede vissuta nella precarietà e la disponibilità a sostenersi reciprocamente ci interroga sul nostro modo di abitare il mondo, condividendo un comune destino. Il profeta Isaia annuncia un deserto che si rallegra e fiorisce (35, 1). Questa promessa apre uno spiraglio anche nel nostro sguardo sul futuro: ci chiama a riconoscere possibilità di vita dove la rassegnazione vede soltanto aridità. La fioritura non è nelle nostre mani come un risultato garantito. Nelle nostre mani è però la responsabilità di accompagnare chi semina, di custodire l’acqua, di sostenere il lavoro. Con intelligenza e coraggio, insieme alle comunità dello Zimbabwe, possiamo coltivare questa attesa”.
L’UCEBI da oltre vent’anni collabora con le chiese battiste dello Zimbabwe, grazie anche a una Convenzione firmata su un piano di parità fra chiese sorelle. Fra le iniziative in corso, il sostegno all’ospedale battista di Sanyati, un programma di adozione a distanza e il nuovo progetto per una fattoria ecosostenibile, con l’obiettivo di creare lavoro e reddito per le famiglie locali.
Leggi l’articolo integrale sul sito UCEBI:
Una terra da coltivare, una speranza da condividere – UCEBI
Sul caso Kariba, leggi anche:
Volkswagen, TotalEnergies face risks over “limbo” carbon credits
Verra Releases Results from Second Part of Quality Control Review of Kariba Project – Verra
























