Roma (NEV/WACC) 16 settembre 2026 – Un progetto sostenuto dall’Associazione cristiana mondiale per la comunicazione (WACC) in Messico, ha portato al centro del dibattito pubblico la responsabilità sociale dei media nel garantire un’informazione attenta alla prospettiva di genere, in particolare riguardo alla violenza contro le donne.
Guidata dall’Osservatorio femminista sui media (CIMAC), l’iniziativa ha sottolineato il diritto delle donne a una vita libera dalla violenza sensibilizzando sia i giornalisti affermati sia quelli emergenti fornendo strumenti importanti per continuare a trasformare atteggiamenti e pratiche.
“L’obiettivo – si legge sul sito WACC – era quello di ottenere il riconoscimento da parte dei media – e, di conseguenza, della società – del ruolo trasformativo delle donne”, ha afferma Cirenia Celestino Ortega, coordinatrice generale di CIMAC.
A lungo termine il CIMAC intende evidenziare il ruolo vitale dei media nel legittimare la partecipazione delle donne alla politica e evidenziare il loro contributo nella costruzione della pace, come delineato nella Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il progetto ha coinciso con l’elezione della prima presidente donna del Paese, offrendo una nuova opportunità per affrontare la violenza strutturale in Messico, in particolare il femminicidio e la scomparsa di donne e ragazze.
Politiche per eradicare la violenza contro le donne
Nell’ambito del progetto, il CIMAC – organizzatore e coordinatre per il Messico e l’America Latina del *Global Media Monitoring Project* (GMMP) 2025 – ha realizzato un’iniziativa articolata in tre fasi: monitoraggio dei media, interviste approfondite a giornalisti e familiari di vittime di femminicidio, e un’analisi della rappresentazione delle donne nei media e nelle narrazioni politiche su pace e sicurezza in Messico.
Utilizzando una metodologia GMMP adattata, il team preposto per il progetto – si legge ancora sul sito WACC – ha monitorato oltre 270 articoli giornalistici pubblicati da 26 testate cartacee e digitali del Paese.
È stata valutata la rappresentazione delle donne nella copertura informativa, in particolare riguardo all’eradicazione della violenza di genere e alle politiche volte a costruire pace e sicurezza durante i primi 100 giorni dell’amministrazione della presidente Claudia Sheinbaum.
Inoltre, sono state condotte nove interviste: quattro a giornalisti con vasta esperienza nel trattare temi legati alla sicurezza e alla violenza, e cinque a familiari di vittime di femminicidio.
CIMAC ha poi pubblicato i risultati nel documento “Politiche per l’eradicazione della violenza contro le donne e la costruzione di pace e sicurezza”.
Il Rapporto in lingua spagnola è stato condiviso con giornalisti e organi di informazione di tutto il Paese ed è stato presentato in occasione di eventi chiave rivolti a studenti di giornalismo, rappresentanti istituzionali e società civile.
Una copertura etica che mette al centro le vittime
Il progetto ha dimostrato, sotto molti aspetti, che il lavoro delle giornaliste nel trattare il tema della violenza contro le donne fa la differenza per quanto riguarda l’accesso alla giustizia.
“È evidente che sono le donne – che si occupano di questioni di genere con una frequenza doppia rispetto ai colleghi – a sfidare gli stereotipi di genere e a denunciare la violenza”, si legge.
Le persone intervistate hanno concordato sul fatto che non esisterebbe alcuno spazio pubblico per affrontare il tema della violenza contro le donne se non fosse per le giornaliste che insistono nel proporre e realizzare inchieste al riguardo.
“Abbiamo bisogno dei media perché sono la nostra voce; perché possono parlarne sulla stampa, in televisione o alla radio”, ha dichiarato al team di CIMAC María Esperanza Lucciotto López, madre di Karla Pontigo Lucciotto, vittima di femminicidio.
I risultati emersi hanno sottolineato la necessità di mettere le vittime al centro e di dare priorità all’impatto che la copertura mediatica – o la sua assenza – ha sulla vita dei loro cari.
“Il giornalismo può aiutare le vittime perché, quando i casi non vengono trattati dai media, spesso finiscono nel dimenticatoio. È importante dare spazio a voci diverse: non solo a quelle delle autorità, ma anche a quelle di chi ha vissuto la violenza in prima persona”, ha osservato Sharon Mercado, giornalista del quotidiano *El Universal*, nel Rapporto del progetto.
Il Rapporto evidenzia poi, che una copertura corretta richiede un approccio fondato sui diritti umani delle donne. “Ciò che conta di più per noi è concentrare l’attenzione sulle vittime e sulla loro richiesta di giustizia”, ha sottolineato anche la giornalista Luz Rangel.
Codici etici per la copertura mediatica della violenza di genere
Il progetto non solo ha sensibilizzato l’opinione pubblica sul potere dei media e sul ruolo delle donne in questo contesto, ma ha anche sviluppato strumenti pratici per guidare una copertura mediatica etica e attenta alla dimensione di genere, che ponga al centro i diritti e la dignità umana delle vittime di violenza di genere.
Il rapporto include due codici etici destinati ai giornalisti:
uno basato sulle testimonianze dei familiari delle vittime;
un secondo contenente raccomandazioni provenienti dai giornalisti stessi.
Collegare il giornalismo alla responsabilità
Il progetto ha messo in primo piano l’impatto della copertura giornalistica sull’esercizio dei diritti – come l’accesso alla giustizia e il diritto a una vita libera dalla violenza – afferma Celestino.
“Abbiamo collegato il lavoro giornalistico alla sua responsabilità nella prevenzione, nell’indagine e nell’eliminazione della violenza contro le donne, nonché agli impatti psicosociali della copertura mediatica”.
Il Rapporto è utilizzato dal mondo accademico, dai media, dalle istituzioni e dalle organizzazioni non governative che si occupano dei diritti umani delle donne […].
























