Roma (NEV), 31 Agosto 2026 – “Abbiamo appreso le notizie con shock e tristezza: diverse centinaia di persone sono morte, con il bilancio delle vittime ancora in aumento, e quasi altre mille – residenti, personale di sicurezza, lavoratori idroelettrici e di frontiera, e centinaia di pellegrini e viaggiatori stranieri di molte nazionalità – risultano ancora disperse o non rintracciabili. Molti altri sono rimasti feriti, sfollati, o hanno perso le proprie case, terre e mezzi di sussistenza. Interi villaggi, ponti, strade e luoghi di pellegrinaggio sono stati spazzati via nel giro di pochi minuti. I nostri cuori sono affranti e presentiamo questa tragedia davanti a Dio nel cordoglio. Piangiamo con voi. Non veniamo a voi con parole facili, perché non ce ne sono per una perdita di questa portata”.
Si apre così la lettera del pastore Jerry Pillay, Segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), indirizzata alla Conferenza Cristiana dell’Asia a seguito della catastrofica alluvione che ha colpito la regione di confine tra il Nepal e il Tibet lo scorso 26 agosto.
Il disastro è stato innescato dal cedimento strutturale di un ghiacciaio sul monte Langtang Lirung, la cima più alta del Langtang Himal, un sottoinsieme della catena montuosa dell’Himalaya centrale situata in Nepal, a breve distanza dal confine tibetano. Il crollo della massa glaciale ha temporaneamente ostruito un corso d’acqua, creando una diga di detriti che ha formato un lago artificiale. Il successivo cedimento dello sbarramento ha liberato un’immensa onda di fango e rocce, alta fino a 50-60 metri, che ha travolto persone, villaggi e infrastrutture. Il bilancio è drammatico: si contano centinaia di morti accertati e migliaia di dispersi, con numeri che continuano a salire.
“Incoraggiamo le nostre chiese membro, e tutte le persone di fede e di buona volontà, ad agire insieme in risposta ai bisogni di queste comunità, facendo leva sulla dignità e capacità d’azione che Dio ha donato a ogni persona. Possa la nostra risposta aiutare a ricostruire la fiducia – fiducia reciproca, fiducia nella nostra comune umanità e, infine, apertura alla fede e fiducia in Dio” ha dichiarato in conclusione Pillay, aggiungendo in calce un riferimento biblico tratto dal Salmo 46, versetti 2-3:
“Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà. Perciò non temiamo se la terra è sconvolta, se i monti si smuovono in mezzo al mare, se le sue acque rumoreggiano, schiumano e si gonfiano, facendo tremare i monti”.
L’impegno e il coordinamento sul campo
Non è mancata l’azione tempestiva di chiese e organizzazioni, che si sono attivate per avviare una risposta di emergenza. Di seguito alcuni dettagli degli interventi tratti direttamente dalle comunicazioni ufficiali pubblicate sui rispettivi siti web.
In prima linea c’è l’Humanitarian Action Team di Lutheran World Relief, l’unità operativa specializzata dell’organizzazione che lavora a stretto contatto con lo staff locale:
“Questi team stanno lavorando giorno e notte per coordinarsi con il governo locale e con i nostri partner di fiducia, al fine di garantire che gli aiuti raggiungano chi ne ha più bisogno — in particolare le famiglie che sono rimaste isolate dalle risorse essenziali a causa delle inondazioni”.
Anche il Comitato della Chiesa Metodista Unita per i Soccorsi (United Methodist Committee on Relief – UMCOR) si è mobilitato per dare una risposta concreta all’emergenza:
“Il 28 agosto, l’UMCOR ha dichiarato di star finalizzando un finanziamento di solidarietà per sostenere la United Mission to Nepal nell’assistenza alle comunità colpite nei distretti di Dhading e Nuwakot tramite la fornitura di cibo d’emergenza e beni non alimentari. L’UMCOR sta inoltre valutando opportunità per ulteriori interventi attraverso le proprie reti di partner e stime dei bisogni locali”.
Infine, è rilevante il supporto operativo offerto dall’Esercito della Salvezza (The Salvation Army) nelle aree colpite:
“Il personale dell’Esercito della Salvezza e i partner locali si stanno coordinando strettamente con le autorità distrettuali, i meccanismi di coordinamento umanitario e le operazioni di ricerca, soccorso e intervento in corso guidate dal governo del Nepal. Attraverso un primo progetto di risposta rapida, l’Esercito della Salvezza prevede di fornire assistenza alimentare immediata e beni domestici essenziali alle famiglie più vulnerabili colpite dalle alluvioni”.





























